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ULTIMA RARA - The Bussotti Circle

Note di testo: Luigi Esposito. “ULTIMA RARA – The Bussotti-Circle” è il titolo del CD dedicato ad uno degli artisti contemporanei più interessanti e innovativi, unico nella sua operosità musicale, artistica, letteraria, teatrale, pittorica, performativa. Ideatore del progetto, nonché interprete dell’intera compilation, è Hans-Jürgen Gerung, chitarrista, compositore, direttore delle edition-gerung e fondatore dell’international festival forum of contemporary music – oberstdorf (basato sulla poetica di Bussotti e dal 2006 si tiene regolarmente in Germania). Gerung, oltre a presentare due brani storici di Sylvano Bussotti, ERMAFRODITO (commissionato dallo stesso Gerung nel 1999) e Ultima RARA (?), pop song (commissionata nel 1969 dall’Istituto Goethe in Roma e dedicata ad Siegfried Behrend), ha voluto inserire lavori di altri quattro compositori che hanno seguito e condiviso la lezione musicale, poetica, artistica di Bussotti. Si troveranno brani di Hidehiko Hinohara, dello stesso Gerung, di Luigi Esposito (i quali sono stati sia allievi sia interpreti e collaboratori di Bussotti), e un brano di Mai Fukasawa, pianista e compositrice giapponese che, pur non essendo stata allieva di Bussotti, ne ha sempre ammirato la sua opera, partecipando ad alcune master class tenute dal maestro, seguendone l’estetica e divulgandone la poetica compositiva. «Con l'inclusione del brano di Fukasawa in The Bussotti-Circle», aggiunge Gerung, «vorrei dimostrare quanto sia grande l’influenza di Bussotti, tuttora ammirato e studiato anche dalle giovani generazioni ed oltre i confini nazionali ed europei». Passiamo ai contenuti. Per quanto riguarda WANTED, brano che apre l’intero ciclo del CD, commissionatomi nel 2009 per l’international festival forum of contemporary music - oberstdorf e dedicata ad Hans-Jürgen Gerung, dirò solo che è una suite per chitarre (chitarra classica, acustica, elettrica) composta da cinque brani, dove in un unico brano è implicata la sola voce. Ha prerogative contestuali provocatorie quanto polemiche, ricercate quanto desiderate. Lascio la parola all’interprete: «Scrivere una composizione dal titolo WANTED, che metta in gioco chitarra classica, chitarra acustica e chitarra elettrica, attraverso un’interazione equilibrata, di forte dialogo, è un compito molto complesso e stimolante. E se uno dei movimenti della suite porta il titolo ROCK STAR e gli altri movimenti hanno titoli che creano una connessione con grandi gruppi o pezzi del rock, le aspettative del compositore, rispetto al chitarrista/performer, sono molto alte, e questo antefatto implica un attento studio del ritmo, dello stile e soprattutto del colore e della qualità del suono. DOOR (Andante mosso), primo brano della suite, è un blues complesso in 7/8 che delinea, già dopo le prime battute, un'estetica sapientemente delicata che potremmo definire pretty cool. Questa estetica la si ritroverà in tutti i movimenti. E non a caso il titolo ricorda il celeberrimo gruppo musicale Doors che nelle loro canzoni adottarono ampiamente il Rhythm 'n' Blues, fonte d’ispirazione, negli anni Cinquanta, del Rock and Roll. GIFT (Ad-Agio, con spirito) presenta un linguaggio che probabilmente proviene dal jazz e la sua atmosfera sembra evocare la Sarabanda per violoncello dalla Suite n. 5, BWV 1011 di J. S. Bach. Ascoltandolo profondamente, con gli occhi chiusi, si riconosce in esso il ritmo complesso del primo brano, e venendo assorbiti da questo climax si avverte l’inter ambitus della chitarra! E improvvisamente diviene chiaro che esso rappresenta la vita interiore del primo movimento, come fosse una rappresentazione decelerata dello status musicale del compositore. SE I SENTIERI DELL’ANIMO… “Se i sentieri dell'animo fossero illuminati della purezza, come angeli danzeremmo in spazi infiniti”. Questa frase, scritta di pugno da Esposito, richiama in causa le epifanie antologiche di Le porte della percezione di Aldous Huxley e segna l’Intro a ROCK STAR. È pronunciata dalla sola voce, nuda, e rappresenta l’incipit di una metamorfosi strumentale, umana, ideologica, che si inoltra verso una liberazione dei sensi in uno spazio senza confini e senza tempo. The gifted man! ROCK STAR, unico brano dell’intera suite per chitarra elettrica, è una pagina pittografica con alcuni frammenti di notazione convenzionale. Essa fa da trait d’union con tutti i componimenti presentati in precedenza e allo stesso tempo prepara l'ultimo movimento. Ho ravvisato due modi per affrontare questo quarto brano: 1. Rimanendo fedeli all’andamento stilistico della pagina, sfociando in un mondo artistico del blues e disegnando un'immagine in filigrana della musica colta popolare del XX secolo; 2. Aprendo un'altra porta per potersi lanciare verso nuovi e infiniti mondi che la Rock music degli anni Settanta ha esplorato e scoperto. Ambedue le strade sono valide ed intriganti! Ho scelto la prima perché non volevo allontanarmi dalle sonorità visive dei Doors e dalla loro poetica espressiva. E la chitarra che ho utilizzato per commemorare l’anima blues intrisa nella pagina è una Eastman Archtop, e non una convenzionale Stratocaster. BY YOUR LEAVE (Moderato e flessuoso) è il brano che chiude la suite, ed è un riff in E, come è d’uso nel Rhythm 'n' Blues. Esposito ha usato parte del titolo della canzone originale del 1987 da Three Leaning Man - By your leave (dall'album Fun in the key of E) per sviluppare l’idea di una tecnica chitarristica, finger style. Il brano è progressivo, tende ad una trasformazione temporale attraverso la costruzione di un lavoro completamente rinnovato. Adopera, come in DOOR, un’esplorazione severa dell’inter ambitus della chitarra. Allontanandosi dallo schema classico del Blues di dodici battute, egli inserisce altri e necessari ingredienti, sfociando nuovamente in un mondo perpetuo, letteralmente avanguardistico, in una struttura votata alla classicità. Il cerchio è chiuso!». Il secondo brano del CD è DECLARATIVE BELFRY di Mai Fukasawa, pianista e compositrice molto attiva in Giappone. È un brano del 2006 che inizialmente nasce per chitarra, viola e contrabbasso, poi revisionato per sola chitarra nel 2008. Dal 2005 al 2006 la compositrice ha scritto un ciclo di sette brani dal titolo Luminary Pilgrimage, un’evocazione della fonte della luce emessa (secondo Fukasawa) dal suono delle campane. DECLARATIVE BELFRY rappresenta la destinazione, il bagliore finale e la risposta a questa continua ricerca sulla “luce” iniziata, appunto, con Luminary Pilgrimage. Il brano è formato da cinque variazioni dove fluttuano suoni delicatissimi che creano un’atmosfera morbida ed intima. La scrittura è chiara, sintetica, calibrata, con una dinamica molto articolata, ricca di colori limpidi. Dal punto di vista immaginifico, lo si potrebbe definire come una visione fantastica del suono di un campanile che nella mente di Mai Fukasawa si presenta e si dichiara, illuminando i suoi reconditi pensieri destinati ad uno spazio di azioni oniriche. FANTASMI NELLA FORESTA - le sette miniature, di Hans-Jürgen Gerung, terzo brano del CD, è stato scritto nell’Algovia (Allgäu), una regione della Germania bavarese, «un luogo magico della mia patria, in una foresta, nei pressi di un piccolo ruscello». Afferma Gerung. «Da ragazzo, quando mi inoltravo in questi luoghi, seguendo un ripido sentiero, incontravo un grande tronco d’albero caduto da tempo e ricoperto di muschio e di un tipo di fungo detto piptopotus betulinus, tutt’ora presente, che mi evocava scene misteriose, spiriti della foresta, fate ed altre figure fantastiche». Composto come una musica mitologica per bambini, si incontrano personaggi come il Fauno, Ariel, il demoniaco Troll, satiri o ninfe fatte di ceneri come le Meliadi. Pezzi brevi, delicati, di cui ognuno copre una paginetta o poco più, con una teatralità molto gradevole, vissuta nell’interiorità del gesto sonoro dove, spesso, le frasi musicali scolpiscono l’immagine della creatura fantastica rappresentata. Sfogliando la partitura manoscritta si nota una scrittura di getto, quasi improvvisata, senz’alcuna correzione, emotiva e carica di tensioni. Nel primo brano, FAUNO è rappresentato attraverso un rimando di scene che si svelano in una mistura di suoni, ed ogni frase musicale termina su un delicato arpeggio che ne fotografa la sagoma accattivante. Il secondo brano, ARIEL, raffigura uno spirito dell’aria, e la melodia, pur essendo fuggevole, ritorna sui suoi passi soventemente e si placa su suoni armonici delicati che vibrano nell’aria limpida di un mondo onirico. TROLL è il terzo brano e nasce su cinque suoni (sib, fa, sol, si, mi). La costruzione dei suoni è misteriosa e interrogativa, e svela la natura maschile e femminile dell’essere fantastico. FATA apre il quarto brano con una serie di appoggiature e frasi di carattere contrappuntistico e fugato. È un brano scorrevole, lineare, limpido che vaga tra i cespugli inosservati dell’incantevole foresta dell’Algovia. Il quinto brano è assegnato a DRIADE, una ninfa delle querce. La musica di Gerung calca immagini illusorie con momenti di stasi alternati a piccole frasi dal carattere riflessivo. Le varianti della dinamica colgono il leggero passo di questa affascinante creatura capace di librarsi soavemente. MELIADI è il penultimo brano e si muove su un ritmo binario facendo danzare, come in una gavotta, queste meravigliose ninfe del frassino nate dal sangue di Urano. L’armonia generata è spettrale e visionaria, chiara è la sua scorrevolezza timbrica. Chiude l’intero ciclo SATIRO, con una serie di frasi arpeggiate che richiamano, in un gioco illusorio, il quarto brano dedicato alle fate. All’ascolto s’immagina un sipario che lentamente si chiude seguendo i flussi eterogenei della musica. IL CIGNO PESARESE, due fantasie con uno o più clarinetti di Hidehiko Hinohara (raffinato compositore e pianista giapponese, profondo esteta e autore di importanti pagine musicali) nasce nel 1999 e vede la sua prima esecuzione a Terranova Bracciolini (Arezzo). Nel 2003 Hans-Jürgen Gerung ne realizza una versione per chitarra, con la supervisione dello stesso Hinohara, in occasione dell’esecuzione al IV Nachtmusik nella Rotunda di Mauritius nella Cattedrale di Costanza, in Germania. Il brano è dedicato a Gioacchino Rossini (detto, appunto, il cigno di Pesaro) ed è composto da due pagine dall’aspetto pittografico (I. del Sole – II. delle Muse) dove si incontrano pentagrammi curvi e ritorti che ondeggiano assieme al collage di alcuni frammenti degli affreschi del Teatro del Sole di Pesaro costruito nel 1637 (riedificato nel 1818 come Teatro Nuovo e denominato Teatro Rossini nel 1854). Nella versione con uno o più clarinetti l'interprete ha l’arduo compito di sviluppare un brano che si rinnova ad ogni interpretazione. Seguendo la sequenza dei 12 andamenti, presenti in ogni pagina, l’interprete sceglierà i frammenti del collage (intrisi di suoni e azioni musicali) da alternare, in un costante dialogo sonoro e simbolico. I 24 andamenti musicali delle due fantasie (I. del Sole: immoto, incisivo, violento, dolce, grave, calmo, svelto, misterioso, espressivo, cantabile confuso vivo, energico; II. delle Muse: sommesso, tragico, discreto scorrevole, flessibile, largo, grazioso, sommesso, malinconico, teneramente, scandito - svelto, giocoso, libero) rimembrano le fastosità e la bellezza degli affreschi riccamente decorati del Teatro del Sole, richiamando scene teatrali, azioni musicali, gesti da palcoscenico. Ogni andamento ha un proprio carattere, una propria sintesi espressiva, a volte definita, ma in dialogo con l’intero brano. La versione per chitarra del 2003 rimane fedele alla partitura originale, senza la presenza del collage relativo ai frammenti degli affreschi del Teatro del Sole di Pesaro. Ma tali frammenti sono sottintesi, e riemergono attraverso una scrittura molto elegante, minuziosa e curatissima, sia sotto l’aspetto formale e stilistico sia dal punto di vista armonico e melodico. E dal gioco timbrico che emerge si fa spazio una considerevole gamma di colori che apre antichi sipari con spazi sulla contemporaneità. ERMAFRODITO - Gran fantasia mitologica, per chitarra, formato da sette momenti scenico-danzabili, «Opera commissionata da Hans-Jürgen Gerung per la sua interpretazione», cita una frase nel frontespizio. Scritto nel 1999 da Sylvano Bussotti, è il penultimo brano presente nel CD. La creatura straordinaria che abita le pagine di quest’opera rappresenta il pretesto per una probabile coreografia sull’unione e l’interscambio fra sessi opposti. Immaginando la statua Ermafrodito dormiente, di autore sconosciuto che beatamente giace sul materasso scolpito dal Bernini, questa figura si ridesta e prende linfa vitale nelle belle pagine manoscritte da Bussotti. Ecco una sua nota: «Ritornano le sei corde di un gentile strumento ad intrecciare voci amorose; fatte arcane per la inattesa domanda di un autore-interprete, datosi a rispecchiarsi nel cuore musicale delle medesime corde, toccate con le idee occorsemi negli anni Sessanta; in un riflesso giocoso eppure classico. Direi che oggi hanno corpo. D’opera distesa come nel marmo, ad offrire (sognare), lungo sette avventure o episodi, che abbracciano lontani, eppure prossimi, anni d’ascolto, questa contemplazione armonica. C’è anche una marginale rinunzia: il consueto ricorso alle pittografie qui non ha luogo; volendo così guidare mani e fantasia del destinatario verso interni terreni, nel percorso sonoro, del tutto nudi, non decorativi, orizzontati all’armonia soltanto; grave, delicata ma profonda, di corde segrete. Appunto dico arcane. E direi perfino mitologiche. Se l’avvenenza di antiche passioni le fa nuove.» Respirano largamente queste sette isole sonore e si fondono tutt’assieme in un gioco edonistico e amoroso dove la scrittura di Bussotti non si tradisce affatto, sempre ricercata, scrupolosa, ordinata e consapevole, carica di novità espressive e di profondo valore filologico. In questa felice opera chitarristica (così come nella prossima, Ultima RARA), la voce ha un ruolo fondamentale, fa emergere riferimenti epifanici, momenti di vita vissuta, attraverso attimi di respiro e parole nettamente pronunziate. L’intera opera è dedicata a Stefano (Stefano Fiori, ndr). E I FIORI, primo brano di ERMAFRODITO, pone la sua firma su un tempo svelto, con forza d’animo e tutto d’un fiato. Canta, esclama, ansima e danza, poi s’allontana, quasi corre, corre, corre ancora e, di nuovo, con forza esplode in una sintesi di suoni che vibrano in un giusto, solenne, ed unitario istante. CHITARRONATA, non lascia spazio ad incertezze, è un ballo comodo, elegante, a tratti veloce, contrapposto ad un continuo respiro di frasi, dove il virtuosismo chitarristico viene esaltato e portato ad estremi confini. DÔME ÉPAIS, questa grande cupola sonora, accoglie accurate melodie, carezzevoli momenti, armonie intrise di erotica trasparenza, mutuate da ritmi affascinanti. Un tema delicatissimo e poetico, una bella melodia, si affaccia sovente per tutta la durata del pezzo, e ne accompagna l’ebbrezza del bel gesto sentimentale. UPUPA, richiama in ombra un’altra opera di Bussotti, Voliera, del 1989 (da Tredici Trame n. 8), in un tempo largo, grave, recondito. “Un tocco d’unghie appena metallico”, vi è scritto a metà della partitura, aprendo la scena ad un “amante andante favorito” per poi sparire tra i silenzi boschivi che un leggero vento svela. All’improvviso di Folìa FARINELLO, si legge a capo pagina di questo brano, detto semplicemente Farinello. Tocca antiche risonanze, precisissimo incide una pulsazione con vividi colori e s’abbandona sciolto in Lachrimae (ed ecco riaffiorare in sintesi un’altra opera del maestro, Lachrimae, per ogni voce, del 1978). Qui la chitarra ha l’arduo compito di incidere un’armonia dettata da lunghe frasi di biscrome, semibiscrome e quintuple gestite in arpeggi complessi, dinamiche dal ppp al fff, assieme alle loro varianti e accenti d’ogni tipo. Segue FOTO DI ME, FANCIULLO, che s’incammina su un andamento “moderatello”, dove l’autore richiede un suono lieve ma piano, appena rinforzato. Brevissima istantanea con suoni danzanti su tutta la gamma strumentale. Momenti di riflessione accompagnano l’andamento spensierato delle frasi, e sul finale, “a poco a poco morendo”. STATUA chiude la Gran fantasia mitologica, e qui vi è un esplicito riferimento a Lumi miei, cari lumi di Giovanni Battisti Guarini (III libro dei Madrigali di Monteverdi) con una citazione a Giò Pietro Flaccomio. L’immagine della STATUA compare in un “fittobosco”, un “belbosco”, in odore di muschio, dove “un veloce sguardo mirafugge”. Le frasi musicali sono di una luminosità estrema. Scolpite negli argini delle sei corde, dai bassi agli acuti, con delicati passi di virtuosismo, giungono con “esattezza estrema” e s’incamminavo verso un “adesso silenzioso” che dolcemente accompagna l’ascolto alla sua chiusa. Ultima RARA (?) (pop song), per chitarra sola o chitarre a tre, chiude l’intero ciclo del CD, e chiude il ciclo, iniziato nel 1962, di tutti i RARA di Bussotti (anche se il maestro ha dichiarato che il RARA non è stato mai abbandonato del tutto). Con questo acronimo (Romano Amidei Romano Amidei), Bussotti ha scritto veri caposaldi della storia della musica, e la sua nascita è avvenuta in modo del tutto occasionale. Si trovavano in un Caffè e Romano Amidei, dedicatario di tutti i RARA e in quel periodo suo compagno di vita, aveva indossato i due gemelli per camicia che Bussotti gli aveva regalato, e su ogni gemello c’erano le iniziali del suo nome e cognome (RA - RA). Lo sguardo di Bussotti cadde sulle mani incrociate di Amidei che composero la parola RARA, e così nacque il celebre acronimo che ha dato vita a meraviglie come The Rara Requiem, Rara (film), Raramente, Rara’ncora, Rara (dolce), Raragramma, per citarne alcune. Questa partitura, complessa, lirica, scritta a tre voci strumentali (voce vicina, prima voce, voce lontana) in una maniera impeccabile sotto il profilo chitarristico e compositivo, contiene polifonie eterogenee e complesse che fanno da contrappunto al testo intessuto in essa e affidato ad una voce parlata. “Liberi suoni vaganti, parlando appena appena”, si legge tra i pentagrammi. “Un rigo: un film, un filo, una folla, la festa”, continua il testo e conclude citando una data “piove novembre millenovecentosessantanove” seguita da una frase che segna il preludio, forse, della fine di un amore: “(Non te ne dimenticare)”. Ultima RARA la si può eseguire con uno o tre chitarristi, e qualora la eseguisse un solo chitarrista questi può liberamente scegliere i frammenti da suonare, alternando l’esecuzione tra i righi. «Ho realizzato i tre righi affidati alle tre chitarre con una sola chitarra», afferma Gerung, «eseguendo tutti i frammenti presenti in partitura, con una lettura polifonica, impiegando una diteggiatura complessa, curandone la diversità timbrica e il carattere pop song voluto in partitura. La voce è stata registrata in modo circolare, con un effetto dolby surround, e poi sovrapposta alla chitarra. È stato un lavoro durissimo, interessante e complicato». Continua Gerung. «Il maestro Bussotti era felicissimo di questa mia versione, la definì unica, bella e carica di sensualità». Certo, che quest’impresa titanica di Hans-Jürgen Gerung la dice lunga sulle sue capacità espressive ed interpretative, cariche di un virtuosismo trascendentale che la sua chitarra affronta, non solo in questo capolavoro di Bussotti, ma anche negli altri cinque brani dove sono previste esecuzioni complesse ed eterogenee. Gerung ha la capacità di attraversare molteplici territori, leggendo le pagine musicali e pittografiche con l’occhio del chitarrista e del compositore, dimostrando una bravura rara unita ad una percezione interpretativa non comune. Il tocco delle sue corde spesso ricorda ombre sonore che abitano la nostra coscienza. In WANTED ha saputo elegantemente attraversare tutti i profili stilistici dei cinque brani affidati alle tre diverse chitarre, dandone un tocco di grande leggerezza. La luce eterea delle campane di Mai Fukasawa è magicamente emersa chiara e limpida, in DECLARATIVE BELFRY. Spesso si è detto: «non sempre il compositore è il miglior interprete di sé stesso». Bene, questa tesi può essere sfatata ascoltando il tocco ricercato e attento, da vero interprete (e facendosi da parte come compositore), nei suoi FANTASMI NELLA FORESTA. E ancora, la liricità de IL CIGNO PESARESE di Hidehiko Hinohara è stata riccamente espressa ed evocata dalla sua brillante chitarra. In ERMAFRODITO Gerung sapientemente coglie stilismo, liricità e gesto scenico di Bussotti, che danzano in armonia nelle sette scene del brano virtuoso. Mentre, in Ultima RARA supera sé stesso avventurandosi tra le complessità armoniche e melodiche del triplice pentagramma. Gestendo la fonetica del testo presente nelle pagine in modo circolare ed espressivo diviene un officiante al servizio dell’arte, della musica, della poesia. Hans-Jürgen Gerung è un chitarrista colto, di grande talento, con una tecnica impeccabilmente limpida, ed un virtuosismo vivo, cantabile, poetico. Egli segue una disciplina giornaliera, attivata da una curiosità musicale che fa di uno strumentista un grande interprete. E infine, l’ideazione di questo progetto editoriale ne da una dimostrazione chiara della sua lucidità artistica ed intellettuale, sempre in comunione con la storia e con la propria contemporaneità. Si manifesta così “ULTIMA RARA – The Bussotti-Circle”, con sei brani in conviviale armonia, sotto il segno di Sylvano Bussotti, in una sempre viva e fervida operosità creativa. _________________________________________________________________________________________________________________ Text: Luigi Esposito. English translation: Adrian Brancato. "ULTIMA RARA - The Bussotti-Circle" is the title of the CD dedicated to one of the most interesting and innovative contemporary artists, unique in its musical, artistic, literary, theatrical, pictorial and performative work. The project's creator and interpreter of the entire compilation is Hans-Jürgen Gerung, guitarist, composer, director of the edition-gerung and founder of the "international festival forum of contemporary music - oberstdorf" (based on poetics of Bussotti and held regularly since 2006 in Oberstdorf, Germany). Gerung, besides present two historical pieces by Sylvano Bussotti, ERMAFRODITO (commissioned by Gerung himself in the 1999) and Ultima RARA (?), pop song (commissioned in 1969 by the Goethe Institute in Rome) to Siegfried Behrend), he wanted to include works by four other composers who followed and shared the musical, poetic, artistic lesson of Bussotti. You will find excerpts from Hidehiko Hinohara, of the same Gerung, by Luigi Esposito (who were both students and interpreters and collaborators of Bussotti), and a piece by Mai Fukasawa, a Japanese pianist and composer who, despite not having been student of Bussotti, he has always admired his work, participating in some master classes held from the master, following its aesthetics and divulging its compositional poetics. «With the inclusion of the song of Fukasawa in The Bussotti-Circle», adds Gerung, «I would like to show how big it is the influence of Bussotti, still admired and studied by the younger generations and beyond the borders national and European». Let's move on to the contents. As for WANTED, a piece that opens the entire cycle of the CD, commissioned in 2009 for the international festival forum of contemporary music – oberstdorf and dedicated to Hans-Jürgen Gerung, I will only say that it is a suite for guitars (classical, acoustic, electric guitar) composed of five pieces, where in one the only voice is involved. It has contextual provocative as well as controversial, sought-after prerogatives as you wish. I leave the word to the interpreter: «Writing a composition called WANTED, which puts classical guitar, acoustic guitar into play and electric guitar, through a balanced interaction, of strong dialogue, is a very task complex and stimulating. And if one of the movements of the suite brings the title ROCK STAR and others movements have titles that create a connection with large groups or pieces of rock, expectations of the composer, compared to the guitarist / performer, are very high, and this background implies a careful study of rhythm, style and above all of color and sound quality. DOOR (Andante mosso), the first piece of the suite, is a complex blues in 7/8 that outlines, already after the first bars, an expertly delicate aesthetic that we could call pretty cool. This aesthetic it will be found in all the movements. And it is no coincidence that the title recalls the famous musical group Doors which in their songs widely adopted the Rhythm 'n' Blues, source of inspiration, over the years Fifty, of the Rock and Roll. GIFT (Ad-Agio, con spirito) presents a language that probably comes from jazz and his atmosphere seems to evoke the Sarabande for cello from the Suite n. 5, BWV 1011 by J. S. Bach. Listening to him deeply, with his eyes closed, he recognizes in it the complex rhythm of the first song, and being absorbed by this climax you can hear the inter ambitus of the guitar! And suddenly it becomes clear that it represents the inner life of the first movement, like it was a decelerated representation of the composer's musical status. SE I SENTIERI DELL ANIMO … (if the paths of the soul ...) "If the paths of the soul were illuminated with purity, like angels we would dance in infinite spaces". This phrase, written in fist by Esposito, recalls the epiphanies anthological of The Doors of Perception of Aldous Huxley and marks the Intro at ROCK STAR. It is pronounced from the single voice, naked, and represents the incipit of an instrumental, human, ideological metamorphosis it moves towards a liberation of the senses in a space without boundaries and without time. The gifted man! ROCK STAR, the only piece of the entire electric guitar suite, is a pictographic page with some fragments of conventional notation. It acts as a trait d'union with all the compositions presented previously and at the same time prepare the last movement. I saw two ways to deal with it this fourth passage: 1. Remaining faithful to the stylistic trend of the page, resulting in a artistic world of the blues and drawing a filigree image of the popular cultured music of the XX century; 2. Opening another door to be able to launch towards new and infinite worlds that Rock music in the seventies he explored and discovered. Both roads are valid and intriguing! I chose the first because I did not want to get away from it visual sounds of the Doors and their expressive poetry. And the guitar I used for commemorating the blues soul imbued in the page is an Eastman Archtop, and not a conventional one Stratocaster. BY YOUR LEAVE (Moderato e flessuoso) is the song that closes the suite, and is a riff in E, as is customary in the Rhythm 'n' Blues. Esposito used part of the title of the 1987 original song by Three Leaning Man - By your leave (from the album Fun in the key of E) to develop the idea of a technique guitar, finger style. The piece is progressive, tends to a temporal transformation through the construction of a completely renovated work. It works, as in DOOR, a severe exploration of the guitar ambitus. Moving away from the classic twelve-beat Blues scheme, he inserts other necessary ingredients, flowing again into a perpetual world, literally avant-garde, in a structure devoted to classicism. The circle is closed!» The second piece on the CD is DECLARATIVE BELFRY by Mai Fukasawa, a very active pianist and composer in Japan. It is a song from 2006 that initially began with guitar, viola and contrabass, then revised for solo guitar in 2008. From 2005 to 2006 the composer wrote a cycle of seven passages entitled Luminary Pilgrimage, an evocation of the source of the light emitted (second Fukasawa) from the sound of the bells. DECLARATIVE BELFRY represents the destination, the final glow and the answer to this continuous research on the "light" started, in fact, with Luminary Pilgrimage. The song is made up of five variations where delicate sounds fluctuate and create an atmosphere soft and intimate. The writing is clear, concise, calibrated, with a very articulate, rich dynamic of clear colors. From the imaginative point of view, it could be defined as a fantastic vision the sound of a bell tower that in Mai Fukasawa's mind presents itself and declares itself, illuminating the his recondite thoughts destined to a space of dream actions. FANTASMI NELLA FORESTA (Ghosts in the forest) - the seven miniatures, by Hans-Jürgen Gerung, the third song on the CD, was written in the Allgäu, a region of Bavarian Germany, «a magical place of my homeland, in a forest, near a small stream». Gerung says. «As a boy, when I went in these places, following a steep path, I encountered a large tree trunk fallen a long time ago covered with moss and a type of fungus called piptopotus betulinus, still present, which evoked me mysterious scenes, forest spirits, fairies and other fantastic figures». Composed as a mythological music for children, you meet characters like the Faun, Ariel, the demonic Troll, satyrs or nymphs made of ashes like the Meliades. Short, delicate pieces, of which everyone covers a little page or a little more, with a very pleasant theatricality, experienced in the interiority of the gesture sound where, often, musical phrases sculpt the image of the fantastic creature represented. Flipping through the manuscript score, one notes a jot, almost improvised, without any writing correction, emotional and tense charge. In the first passage, FAUNO is represented through a reference of scenes that reveal themselves in a mixture of sounds, and every musical phrase ends on a delicate arpeggio that photographs its shape captivating. The second passage, ARIEL, depicts a spirit of the air, and the melody, though fleeting, returns on his steps often and settles on delicate harmonic sounds that vibrate in the clear air of a dream world. TROLL is the third song and is born on five sounds (sib, fa, sol, si, mi). The construction of sounds is mysterious and interrogative, and unveils the masculine and feminine nature of being fantastic. FATA opens the fourth piece with a series of appoggiature and phrases of a contrapuntal and fugal character. It is a flowing, linear, limpid piece that wanders through the unobserved bushes of the enchanting forest Allgäu. The fifth piece is assigned to DRIADE, a nymph of oaks. Gerung's music calms images illusory with moments of stasis alternating with small sentences with a reflexive character. The variants of the dynamic capture the light step of this fascinating creature able to soar gently. MELIADI is the penultimate passage and moves on a binary rhythm making it dance, as in a gavotte, these wonderful nymphs of the ash tree born from the blood of Uranus. The generated harmony is spectral e visionary, clear is its timbral smoothness. SATIRO closes the entire cycle, with a series of arpeggiated phrases that recall, in an illusory game, the fourth piece dedicated to fairies. Listening is a curtain that slowly closes following the heterogeneous flows of music. IL CIGNO PESARESE, two fantasies with one or more clarinets by Hidehiko Hinohara (refined composer and Japanese pianist, profound esthete and author of important musical pages) was born in 1999 and sees his first performance at Terranova Bracciolini (Arezzo). In 2003 Hans-Jürgen Gerung realized it a guitar version, under the supervision of Hinohara himself, on the occasion of the performance at the IV Nachtmusik in the Rotunda of Mauritius in the Cathedral of Constance, Germany. The song is dedicated to Gioacchino Rossini (called, precisely, the swan of Pesaro) and consists of two pages from the pictographic aspect (I. del Sole – II. delle Muse) where curved and twisted pentagrams meet swaying together with the collage of some fragments of the frescoes of the Teatro del Sole in Pesaro built in 1637 (rebuilt in 1818 as the New Theater and named Teatro Rossini in 1854). In the version with one or more clarinets the interpreter has the difficult task of developing a piece that is renews to every interpretation. Following the sequence of the 12 trends, present on each page, the interpreter will choose the fragments of the collage (soaked in sounds and musical actions) to be alternated, in one constant sound and symbolic dialogue. The 24 musical performances of the two fantasies (I. del Sole: immoto, incisive, violent, sweet, serious, calm, quick, mysterious, expressive, cantabile confused alive, energetic; II. delle Muse: subdued, tragic, discreetly flowing, flexible, wide, graceful, subdued, melancholic, tenderly, articulated - quick, playful, free) the sumptuousness and beauty of the richly decorated frescoes of the Teatro del Sole, recalling theatrical scenes, actions musical, stage gestures. Each trend has its own character, its own synthesis expressive, sometimes defined, but in dialogue with the whole piece. The guitar version of 2003 remains faithful to the original score, without the presence of the fragments of the collage of the frescoes of the Teatro del Sole of Pesaro, but these fragments are implied, and re-emerge through a very elegant, meticulous and well-kept writing, both in appearance formal and stylistic both from the harmonic and melodic point of view. And from the timbric game that emerges is made space a considerable range of colors that opens ancient curtains with spaces on the contemporary. ERMAFRODITO - Great mythological Fantasy, for Guitar, formed by seven scenic-dance moments, «Work commissioned by Hans-Jürgen Gerung for his interpretation», quotes a sentence in the frontispiece. Written in 1999 by Sylvano Bussotti, is the penultimate passage on the CD. The creature extraordinary that inhabits the pages of this work is the pretext for a probable choreography on the union and interchange between opposing sexes. Imagining the statue Sleeping Hermaphrodite, of unknown author who blissfully lies on the mattress sculpted by Bernini, this figure reawakens and takes life in the beautiful manuscript pages by Bussotti. Here is a note from her: «Come back the six strings of a kind instrument to weave amorous voices; made arcane for the unexpected question of a author-interpreter, given to mirror himself in the musical heart of the same ropes, touched with ideas taken in the 1960s; in a playful yet classic reflection. I would say that today they have a body. D'opera stretched out as in marble, to offer (dream), along seven adventures or episodes, which embrace distant, yet close, years of listening, this harmonious contemplation. There is also a marginal renunciation: the usual appeal to the pictographs does not take place here; thus wanting to drive hands and imagination of the recipient towards the earthly interiors, in the sound path, completely naked, not decorative, horizontal to harmony only; grave, delicate but profound, of secret ropes. exactly I say arcane. And I would even say mythological. If the beauty of ancient passions makes them new.» These seven sound islands breathe widely and blend together in a hedonistic game love where Bussotti's writing does not betray at all, always sought after, scrupulous, orderly and conscious, full of expressive novelties and of profound philological value. In this happy work guitar (as in the next, Ultima RARA), the voice plays a fundamental role, brings out epiphany references, moments of life lived, through moments of breath and words clearly pronounced. The entire work is dedicated to Stefano (Stefano Fiori, ed.). E I FIORI (and the flowers), the first piece of ERMAFRODITO, puts his signature on a quick time, with strength and all in one breath. He sings, exclaims, pants and dances, then moves away, almost runs, runs, runs again and, of new, strongly explodes in a synthesis of sounds that vibrate in a just, solemn, and unitary instant. CHITARRONATA, leaves no room for uncertainty, it is a comfortable dance, elegant, sometimes fast, opposed to a continuous breath of sentences, where the guitar virtuosity is exalted and brought at the extreme borders. DÔME ÉPAIS, this great sound dome, welcomes accurate melodies, caressing moments, harmonies imbued with erotic transparency, borrowed from fascinating rhythms. A very delicate and poetic theme, a beautiful one melody, often appears for the whole duration of the piece, and accompanies the intoxication of the beautiful gesture sentimental. UPUPA, recalls another work by Bussotti, Voliera, in 1989 (from Tredici Trame n.8), in a long, grave, recondite time. "A touch of hardly metallic nails", is written in the middle of the score, opening the scene to a "favorite going lover" and then disappearing into the forest silences that a light wind reveals. Suddenly Folìa FARINELLO, we read at the head of this passage, simply said Farinello. It touches ancient resonances, very precise affects a pulsation with vivid colors and he abandons himself in Lachrimae (and here is a synthesis of another master's work, Lachrimae, for each entry, from 1978). Here the guitar has the difficult task of engraving a dictated harmony from long phrases of biscrome, semibiscrome and quintuple managed in complex arpeggios, dynamic from the ppp al fff, along with their variants and accents of all kinds. Following is a FOTO DI ME, FANCIULLO (photo of me, a boy), who walks on a "moderate" trend, where the author asks a light but soft sound, just reinforced. Very short snapshot with dancing sounds on the whole instrumental range. Moments of reflection accompany the carefree trend of the sentences, and on the final, "gradually dying". STATUA closes the mythological Great Fancy, and here there is an explicit reference to My Lumi, dear lights by Giovanni Battisti Guarini (III book of the Madrigals of Monteverdi) with a quote to Giò Pietro Flaccomio. The image of the statue appears in a "fittobosco", a "belbosco", with the smell of moss, where "a quick look aims at". The musical phrases are of an extreme brightness. Sculpted in the embankments of the six strings, from bass to treble, with delicate steps of virtuosity, come with "exactitude extreme" and I walked towards a "now silent" that gently accompanies listening to its closed. Ultima RARA (?) (pop song), for solo guitar or three guitars, closes the entire CD cycle, and closes the cycle, begun in 1962, of all RARA of Bussotti (although the master declared that the RARA it has never been completely abandoned). With this acronym (Romano Amidei Romano Amidei), Bussotti has written true cornerstones of the history of music, and his birth took place in the manner of all occasional. They were in a Cafe and Romano Amidei, dedicatee of all RARA and in that period of his life partner, he had worn the two shirt cufflinks that Bussotti had given, and on each twin there were the initials of his name and surname (RA - RA). The look of Bussotti fell on the crossed hands of Amidei who composed the word RARA, and so was born the famous acronym that has given life to wonders like The Rara Requiem, Rara (film), Rarely, Rara'ncora, Rara (sweet), Raragramma, to name a few. This score, complex, lyrical, written in three instrumental voices (close voice, first voice, voice far away) in an impeccable way under the guitar and compositional profile, contains polyphonies heterogeneous and complex that act as a counterpoint to the text interwoven in it and entrusted to a voice spoken. "Free wandering sounds, just barely speaking", we read between the staves. "A line: a film, a thread, a crowd, the party", continues the text and concludes by quoting a date "it rains November nineteen sixty-nine," followed by a phrase that marks the prelude, perhaps, of the end of a love: "(Do not forget it)". Ultima RARA can be played with one or three guitarists, and if only one guitarist performs it he can freely choose the fragments to play, alternating the execution between the staves. «I made the three lines entrusted to the three guitars with only one guitar», says Gerung, «performing all the fragments present in the score, with a polyphonic reading, using a fingering complex, taking care of the timbric diversity and the pop song character desired in the score. The voice was recorded circularly, with a dolby surround effect, and then superimposed on the guitar. Was a hard work, interesting and complicated». Continue Gerung. «Maestro Bussotti was very happy of this version of mine, he called it unique, beautiful and full of sensuality». Of course, this titanic undertaking by Hans-Jürgen Gerung speaks volumes about his expressive abilities and interpretative, laden with a transcendental virtuosity that his guitar faces, not only in this masterpiece by Bussotti, but also in the other five tracks where performances are planned complex and heterogeneous. Gerung has the ability to cross multiple territories, reading the musical and pictographic pages with the eye of the guitarist and the composer, demonstrating a rare skill combined with a perception uncommon interpretation. The touch of its strings often reminds of the sound shadows that inhabit ours consciousness. In WANTED he elegantly managed to cross all the stylistic profiles of the five tracks entrusted to the three different guitars, giving it a touch of great lightness. The ethereal light of Mai Fukasawa's bells has magically emerged clear and limpid, in DECLARATIVE BELFRY. It has often been said: "the composer is not always the best interpreter of himself". Well, this thesis it can be debunked by listening to the refined and attentive touch, as a true interpreter (and turning aside like composer), in his FANTASMI NELLA FORESTA. And yet, the lyricism of IL CIGNO PESARESE by Hidehiko Hinohara has been richly expressed and evoked from his brilliant guitar. In ERMAFRODITO Gerung wisely grasps the stylistic, lyrical and scenic gesture of Bussotti, who dance in harmony in the seven scenes of the virtuous piece. While, in Ultima RARA he exceeds himself by venturing between the harmonic and melodic complexities of the triple pentagram. Managing the phonetics of the text present in the pages in a circular and expressive becomes an officiant at the service of art, music and poetry. Hans-Jürgen Gerung is a cultured, highly talented guitarist with an impeccable technique clear, and a lively, cantabile, poetic virtuosity. He follows a daily discipline, activated by a musical curiosity that makes an instrumentalist a great performer. And finally, the conception of this editorial project gives a clear demonstration of its artistic and intellectual clarity, always in communion with history and with one's contemporaneity. It thus manifests itself as "ULTIMA RARA - The Bussotti-Circle", with six passages in convivial harmony, below the sign of Sylvano Bussotti, in an always lively and fervid creative activity.

 

upcoming releases (March 2020)

Rotary-Charter - Anniversary-Music

Release: 01.03.2020

Der Rotary Club Kempten feierte 2018 sein 60-jähriges Bestehen und anlässlich der Feierlichkeiten entstand das festliche Streich-Sextett, in der Besetzung für 2 Violinen, 1 Viola, 2 Violoncelli und Kontrabass. Der erste Arbeitstitel lautete Charter-Anniversary-Music. Sehr schnell aber setzte sich im Club die Bezeichnung concerto rotaryiensis durch – ein sehr schöner und passender Untertitel, der sowohl den feierlichen als auch den fröhlichen Charakter dieser rotarischen Festmusik umreißt. Aus der Taufe gehoben wurde die Komposition durch das Allgäuer Streichsextett unter der Leitung von Silvia Winterhalder. Das Allgäuer Streichsextett besteht fast ausschließlich aus Allgäuer Berufsmusikern, die in wechselnden Besetzungen in kammermusikalischen Formationen miteinander musizieren. Darüber hinaus sind die Mitspieler Mitglieder des Kammerorchesters Plena Voce, das sich 2012 unter der Leitung von Anke Weinert aus spielfreudigen Profis formiert hat und seither regelmäßig im gesamten Allgäu konzertiert. Mitglieder: Ildiko Moseschvili, Doris Nocka: Violine Silvia Winterhalder: Viola Robert Denk, Elisabeth Dörr: Violoncello Josef Seidl: Kontrabass.

 

The Rotary Club Kempten celebrated its 60th anniversary in 2018 and on the occasion a festive string sextet (for 2 violins, 1 viola, 2 cellos and double bass) was composed. The first working title was Charter-Anniversary-Music. Very quickly, however, the name concerto rotaryiensis prevailed in the club – an intelligent and really appropriate subtitle, since it outlines both, the festive and the cheerful character of the Rotarian-Anniversary-Music. The composition was premied by the Allgäu String-Sextet under the direction of Mrs. Silvia Winterhalder. The Allgäu String-Sextet consists almost exclusively of Allgäu professional musicians who play with one another in changing settings in chamber music formations. In addition, the musicians are members of the chamber orchestra Plena Voce, which was formed in 2012 under the direction of Anke Weinert by enthusiastic professionals and has since performed regularly throughout the Allgäu. Members: Ildiko Moseschvili, Doris Nocka: Violin Silvia Winterhalder: Viola Robert Denk, Elisabeth Dörr: Violoncello Josef Seidl: Double bass

Arabesque - Release: 22.03.2020

Release: 22.03.2020

Über die maurische Besetzung der iberischen Halbinsel, von den ersten Okkupationen an der Meerenge von Gibraltar bis hin zum Fall Cordobas im Jahre 1492, gibt es zahlreiche Literatur. Tatsächlich hat diese lange Zeit unter orientalischer Hegemonie wesentlich die spanische Kunst und Kulturlandschaft gestaltet … und sie tut es bis heute. Drei kurze Arbeitsaufnahmen versuchen eine Annäherung an die uralte Kunst des Saitenspiels die wir - ohne die Araber - wohl niemals hätten in so filigraner Vielfalt erleben dürfen. Im Zentrum steht das Gitarrenwerk Arabesca des spanischen Gitarristen und Komponisten Paco Peña. Die Komposition wurde eingespielt auf einer Gitarre aus dem Jahre 1936 von Richard Wolfram aus Markneukirchen. Das Instrument ist vollständig mit Darmsaiten bespannt und wird ohne Fingernägel, im sogenannten Kuppenanschlag gespielt. Die Komposition von Paco Peña steht im maqâm Hijaz (auf d). Dieser maqâm gehört zu den wenigen maqamât, die mit einer westlichen Skaleneinteilung gespielt werden können. Ganz anders die flankierenden Werke in den traditionellen, orientalischen maqamât Râst und Dâsht. Hier ist ein bundloses Lauteninstrument, eine Aoud, zwingend notwendig (traditionell gespielt auf diesen Aufnahmen mit der Adlerfeder als Plektrum).

 

The Moorish occupation of the Iberian peninsula, from the first conquerations of the Straits of Gibraltar to the fall of Cordoba in 1492, has resulted in a great deal of literature. In fact, this long period of oriental hegemony has essentially shaped or influenced Spanish art... and it still does. Three short work recordings attempt to approach the age-old art of playing plucked-instruments which we, without the Arabs, would have never experienced in such filigree diversity. The focus is on the guitar work Arabesca by the Spanish guitarist and composer Paco Peña. The composition was recorded on a historical guitar from 1936 made by the luthier Richard Wolfram from Markneukirchen. The instrument is complete with gut strings covered and played without fingernails, in the so-called Kuppenanschlag. The composition of Paco Peña is in the maqâm hijaz (on d). This maqâm is one of the few maqamât that can be played with a western scale division. Quite different are the flanking works in the traditional Oriental maqamât Râst and Dâsht. Here a fretless lute instrument, an aoud, is absolutely necessary (traditionally played on this recording with the eagle feather as plectrum).

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Buchtipp /

recommended reading

 

Visionary Guitars
Chatting with Guitarists

 

Autor - Author:

Andrea Aguzzi

 

ISBN 978-1-326-58693-5

 

Das Buch ist in paper- oder e-book-Version erhältlich  und wird vertrieben über www.Lulu.com bzw. über alle anderen wichtigen Internet-Anbieter.

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Neuigkeiten

News

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KALTLand in den letzten Monaten entstand, in enger Zusammenarbeit mit dem Komponisten Helmut Oehring, der Filmzyklus KALTLand. Zahlreiche Grafiken von Hans-Jürgen Gerung visualisieren die Musik Oehrings in einem 8-teiligen Zyklus.

die einzelnen Filme tragen die Titel:

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COLDLand in the recent months, the film cycle COLDLand has been developed in dense collaboration with the composer Helmut Oehring. Numerous graphics by Hans-Jürgen Gerung visualize the music of Oehring in an 8-part cycle.

the individual films are titled:

BaumLand

SchneeLand

FruchtLand

WasserLand

MoorLand

KlammLand

TierLand

MenschenLand

 

Soeben ist Gerungs jüngste Komposition für Akkordeon Solo

letzter Frost

bei Jetelina Musikverlag

erschienen.

Das Werk existiert auch in einer

Version für Gitarre solo.

Siehe auch:

aktueller Gesamtkatalog 2020

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Just recently Gerung's latest composition for

accordion solo

letzter Frost (last frost)

has been released by Jetelina publishing house. The work also exists in a version for guitar solo. See also:

current general catalog 2020

 

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